Sulla dibattuta quaestio della foto-stupro di Dolce e Gabbana, è assai difficile pronunciarsi. Infatti, dei pubblicitari, non si è mosso nessuno e tanto meno il Giurì. Per timore di passare da bigotti, o per eccesso di degnazione, gli uni; per mancanza di attenzione o carenza di autorità il secondo. Il risultato è la latitanza di ogni giudizio critico, da parte di chi saprebbe esercitarlo, forse anche per il timore di schierarsi o di urtare l’apparatciki moda/pubblicità/editoria. Che dire, infatti, dei ritratti in un interno di Dolce e di Gabbana, pubblicati da un periodico, dove quest'ultimo appare in tacchi a spillo e col pacco rigonfio? Al confronto, le foto di moda sono tablaux vivants per educande. Oppressi da tale perversione del gusto, è con un sospiro di sollievo che si legge quanto ha scritto su D&G Natalia Aspesi su La Repubblica del 4 marzo. Secondo quanto riportato in un articolo apparso su L'Unità di oggi, anche i lavoratori di Dolce&Gabbana si sono schierati nettamente contro lo spot-stupro, definendolo "manifesto-schifezza". In seguito ad un'assemblea dei tessili Cgil, Cisl e Uil, i lavoratori della casa di moda hanno richiesto il ritiro immediato della campagna, minacciando di organizzare per l'8 marzo un boicottaggio dei prodotti D&G.
Di Lillo Perri
mercoledì 7 marzo 2007
lunedì 5 marzo 2007
SEMPRE PIU' LONTANO IL MADE IN ITALY
L'oggetto del contendere è la sentenza con cui la Corte di Cassazione, giovedì scorso, ha promosso il "disegnato in Italia". Una vera e propria sconfitta per il Made in Italy, cioé il fatto in Italia. I motivi sono facilmente rintracciabili. Chi produce all'estero e in particolar modo chi ha marchi molto forti è solitamente più propenso al "disegnato" o al "pensato in Italia" perché nei confronti del consumatore può far valere la legge delpiù forte con prodotti fatti in Cina o in India e venduti a prezzi davvero irragionevoli. Continuiamo a farci prendere per il culo. E a pagare cineserie griffate italiane.
venerdì 2 marzo 2007
Da ITALIANS, forum di Beppe Severgnini per Corsera
Salve a tutti,
Moda Italiana - "volgarità dal bordello" Critica del "New York Times Finalmente qualcuno ha detto la verità sulla moda italiana. Io mi ricordo di un tempo quando passavo delle vacanze in Italia e ho ammirato le donne elegantissme, come non si vedeva mai in Inghilterra o Germania. A volte ho anche comprato un vestito - costoso ma così bello ed elegante per stupire i miei colleghi e amiche in Inghilterra. Adesso abito in Italia, ma compro tutti vestiti in Germania. Non voglio sembrare una poco di buono! E dov'è il senso inconfondibile dei colori e come abbinarli che una volta voi sapevate fare come nessun' altro popolo?Denise Hamer Hope.
Moda Italiana - "volgarità dal bordello" Critica del "New York Times Finalmente qualcuno ha detto la verità sulla moda italiana. Io mi ricordo di un tempo quando passavo delle vacanze in Italia e ho ammirato le donne elegantissme, come non si vedeva mai in Inghilterra o Germania. A volte ho anche comprato un vestito - costoso ma così bello ed elegante per stupire i miei colleghi e amiche in Inghilterra. Adesso abito in Italia, ma compro tutti vestiti in Germania. Non voglio sembrare una poco di buono! E dov'è il senso inconfondibile dei colori e come abbinarli che una volta voi sapevate fare come nessun' altro popolo?Denise Hamer Hope.
Anche la Cgil vuole le scuse di D&G
Protesta contro la nuova pubblicita' dei due stilisti
(ANSA) - ROMA, 2 MAR - Anche la Cgil si schiera contro la pubblicita' di Dolce e Gabbana e sottolinea che i due stilisti dovrebbero chiedere scusa a tutte le donne. Nel manifesto un uomo a torso nudo tiene una donna inchiodata a terra per i polsi, mentre lei cerca di divincolarsi.'Quel manifesto veicola messaggi di violenza sulle donne - afferma Valeria Fedeli della Cgil - deve scomparire e gli stilisti si devono scusare con le donne. Altrimenti l'8 marzo proclameremo uno sciopero degli acquisti dei capi di D&G'.
(ANSA) - ROMA, 2 MAR - Anche la Cgil si schiera contro la pubblicita' di Dolce e Gabbana e sottolinea che i due stilisti dovrebbero chiedere scusa a tutte le donne. Nel manifesto un uomo a torso nudo tiene una donna inchiodata a terra per i polsi, mentre lei cerca di divincolarsi.'Quel manifesto veicola messaggi di violenza sulle donne - afferma Valeria Fedeli della Cgil - deve scomparire e gli stilisti si devono scusare con le donne. Altrimenti l'8 marzo proclameremo uno sciopero degli acquisti dei capi di D&G'.
giovedì 1 marzo 2007
Macché modelle. E' un problema di modelli

Le ultime sfilate sono sfilate via come sfilatini imburrati, come sempre condite da un pizzico di polemica. Tra le boiate messe sul piatto dei giornalisti, la querelle sull'anoressia. Nulla di più becero, bigotto e drogato. Se queste ragazze devono rientrare nel packaging degli stilisti, evidentemente è un problema di contenitore e poi di contenuto. Siccome molte non potrebbero fare nient'altro che la modella si adeguano e ci stanno al gioco. Ma la cosa più irritante, tra le stranezze del luna park modaiolo, è che si sposta sempre l'asse di attenzione su tutto ciò che sembra ovvio e che allontana dal vero senso delle collezioni. Siccome è risaputo che la creatività dei nostri stilisti singhiozza non poco ci si diletta a sferruzzare il vuoto. In buona sostanza non è un problema di modelle ma di modelli. Kate Moss, ad esempio, è più richiesta adesso che qualche anno fa, quando "nessuno sapeva" che si faceva anche a casa di Nelson Mandela (nel suo bagno), Naomi Campbell continua a essere battuta da tutte le agenzie (e non solo!!!), Lapo Elkann, dopo i suoi straordinari trascorsi debutta con un paio di occhiali al Pitti Uomo e tutte le testate non si lasciano scappare lo scoop. Tra l'altro la cosa più esilarante è che il nostro Lapo sarà testimonial del Salone del Libro di Torino. E' un pò come affidare il Vinitaly ad un astemio. Gli scherzi del marketing... Finché non ci sarà un pò di pulizia la credibilità del circo sarà sempre quella che è.
Italiani poco attenti al look
(ANSA) - ROMA, 27 FEB - Gli italiani sono gli ultimi in Europa per la cura nel vestire: lo ha rivelato una ricerca internazionale, realizzata dal gruppo Axa. Alla domanda 'curo sempre il modo di vestire?', hanno risposto di si' l'88% dei lavoratori tedeschi, l'83% dei portoghesi, l'82% dei belgi, il 79% degli inglesi, il 78% degli americani e degli spagnoli, il 75% dei cinesi, il 71% degli australiani, il 70% dei francesi e il 68% degli italiani. Ultimi in classifica i giapponesi, con solo il 41%.
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